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Alla Regione Piemonte manca una rotta anti-crisi

23.07.2017

Ecco il testo dell'interrogazione che ho presentato durante la seduta del 18 luglio:

Oggetto: Situazione settore Urbanistica Regione Piemonte

PREMESSO che

- risulta evidente come la Giunta regionale abbia, nel corso di tutta la presente legislatura, trascurato di assumere azioni volte a favorire l’uscita dalla gravissima crisi economica che ha colpito il Piemonte, utilizzando un insieme coordinato ed aggiornato di politiche per il governo e lo sviluppo del territorio;

- questo atteggiamento appare sia come un oggettivo danno alla ripresa economica del Piemonte (in cui il settore edilizio e dei lavori pubblici sono in crisi da ormai 10 anni, mentre Francia e Germania mantengono trend positivi), sia come una netta sottovalutazione del potenziale di sviluppo insito in tutti gli interventi connessi al territorio, seppur considerati in una logica prevalentemente di recupero del vasto patrimonio edilizio del Piemonte;

- la Giunta regionale, fin dal suo insediamento, non ha infatti riconosciuto il ruolo strategico del governo del territorio, sacrificandone le funzioni politiche e tecniche: infatti la formazione di un Assessorato Unico per l’Ambiente e l’Urbanistica (unitamente ad altre materie), e di un’unica Direzione, si è tradotto in una netta perdita di incisività a sfavore della componente urbanistica, sempre più ridotta in termini di addetti qualificati e di incapacità d’intervento;

- la riduzione di addetti ha colpito soprattutto le sedi periferiche, che sono fondamentali per mantenere i contatti con i Comuni e per ridurre i costi di contatto, a carico dei numerosissimi piccoli Comuni piemontesi. Ad inizio legislatura la struttura periferica si basava infatti su 7 settori territoriali, ognuno con proprio Dirigente, mentre attualmente i settori sono 4, serviti da soli 3 Dirigenti, il cui valoroso impegno non è di certo sufficiente a coprire i problemi di tutto il Piemonte. Stupisce in particolar modo che sia sguarnita di Dirigente la Provincia di Cuneo, che rappresenta l’area del Piemonte in cui si conserva una maggior vitalità imprenditoriale, accompagnata dalla presenza di una parte rilevante dei siti UNESCO.

- una mancata politica di ricerca di collaborazioni qualificate, ovviamente nei limiti della legislazione sul personale, ma anche senza deflettere nella ricerca di soluzioni innovative, è doppiamente grave, qualora si consideri che il Politecnico di Torino (Architettura e Ingegneria) è in grado di laureare specialisti magistrali in pianificazione, come peraltro riconosciuto dall’art. 79 della Legge Urbanistica, in materia di progettazione di strumenti urbanistici. Si assiste così al paradosso di una Regione che produce tecnici qualificati per il governo del territorio, ma che abbandona tale materia all’incuria ed alla mancanza di personale.

CONSIDERATO che:

- al momento attuale, risulta drammatica la riduzione della presenza regionale nella fondamentale materia dell’assistenza ai Comuni sulle tematiche del territorio e della valutazione degli strumenti urbanistici. Infatti:

 si è assistito ad un progressivo svuotamento della funzione della “copianificazione”, intesa come collaborazione paritaria tra Comuni, Province e Regione per la definizione ed approvazione degli strumenti urbanistici di maggior rilievo; la crisi della copianificazione è stata sottolineata con forza nel Convegno dell’Istituto Nazionale Urbanistica a Novara, il 3 febbraio scorso, al quale aveva partecipato anche l’Assessore Valmaggia;

  • è quasi completamente cessata la produzione e soprattutto la divulgazione dei “pareri” richiesti dai Comuni, in materia urbanistica: gli ultimi pareri pubblicati sull’apposita sezione del sito ufficiale risalgono infatti al lontano 2014;
  • non sono stati fatti progressi nella direzione della “urbanistica senza carta”, avviata con la LR 3/2013 e destinata ad esaurirsi in un mero annuncio programmatico, in assenza di investimenti per rinnovare le dotazioni hardware della Regione, delle Province e dei Comuni, indispensabile per una diversa e più moderna gestione delle procedure;

- anche la produzione legislativa ha subito un netto arresto, venendo meno il lavoro di aggiornamento e completamento che era richiesto dall’ultima riforma regionale in materia di urbanistica (la citata LR 3/2013): dei 20 Regolamenti che la legge prevede, ne sono usciti 6, tra l’altro con percorsi poco partecipativi e quindi con netti problemi di comunicazione verso le collettività piemontesi.

- peraltro il Regolamento in materia di disciplina per il funzionamento delle conferenze di co-pianificazione, approvato nello scorso mese di gennaio, è stato già oggetto di numerose critiche da parte di amministratori comunali e professionisti, causa il ritorno ad una impostazione “Regione centrica” della co-pianificazione. Infatti, con il nuovo Regolamento le conferenze si devono “preferibilmente” tenere non nel Comune, ma presso le sedi regionali o provinciali, snaturando i principi di sussidiarietà, adeguatezza ed uguaglianza che caratterizzavano sia la LR 1/2007, sia la LR 3/2013;

OSSERVATO che

- nel frattempo, giungono a scadenza importanti atti normativi, senza che la Giunta regionale manifesti una seppur minima attività. Il 30 giugno prossimo viene infatti a scadenza il Titolo 1° della “Legge Piano Casa Piemonte”, che questa Giunta aveva già prorogato tre volte (scadenza originaria al 31.12.2014, prorogata al 31.12.2015, poi al 31.12.2016, quindi al 30.06.2017). In questi giorni, molti Sindaci e professionisti chiedono certezze su eventuali ed auspicate proroghe, poiché si tratta, come è noto, di una legge importante, soprattutto nelle piccole comunità, e che ha avuto un utilizzo tutt’altro che episodico: le statistiche (incomplete) parlano di circa 2000 casi, con un crescente interesse per le demolizioni con ricostruzione.

- è necessario sapere cosa intenda fare la Giunta regionale in occasione di questa nuova ed ultimativa scadenza;

- si ritiene che l’impreparazione della Giunta regionale, a fronte della scadenza del 30.06 p.v., dipenda anche, ed in modo grave, dal tempo perso dall’autunno del 2016 ad oggi, dedicando le poche risorse di studio dell’Assessorato alla definizione di una “Legge Regionale sul Consumo del Suolo”, peraltro mai arrivata neppure all’adozione in Giunta: “idea di legge”, dunque, che fin dal suo apparire ha suscitato la più fiera opposizione da parte dei Comuni, che sarebbero stati caricati di nuovi vincoli e che sarebbero stati obbligati ad un assurdo e costosissimo (250 milioni di €!) rifacimento di tutta la strumentazione urbanistica piemontese. Ancor più grave appare l’errore strategico compiuto dalla Giunta, quando si consideri che l’attività edilizia in Piemonte è crollata drasticamente dal 2006 al 2014: da circa 18.000 permessi di costruire nel 2006, a vario titolo, a circa 3.300 nel 2014! La gravissima crisi economica ha purtroppo fermato essa stessa il “consumo di suolo”: compito della Giunta doveva essere invece un intervento “anticiclico“ per il rilancio di produzione ed occupazione, non introdurre inutili norme vincolistiche;

CONSIDERATO che

- mentre si sprecavano tempi e risorse nella discutibile idea di una legge sul “Consumo di Suolo”, nulla è stato predisposto sul vero tema cruciale, oggi, per il governo del territorio: il riuso del patrimonio edilizio esistente, unico e concreto antidoto al consumo di nuovo suolo.

- il riuso del patrimonio edilizio esistente richiede infatti una chiara ed univoca norma regionale, che – nel rispetto del quadro legislativo nazionale – sappia utilizzare tutti gli spazi lasciati alla normativa regionale, per semplificare ed agevolare tutte le procedure di riuso, con in primo piano la “sostituzione edilizia” (demolizione e ricostruzione) dei numerosissimi edifici che – privi di ogni valore – sono largamente deficienti sotto i profili statici ed energetici.

RILEVATO che

- il quadro che oggi si presenta, in tema di governo del territorio in Piemonte, appare quindi desolante e senza via di sbocco immediato:

  •  la struttura dell’Assessorato è depauperata e sottodimensionata;
  •  Preziose energie sono state sprecate nell’improduttiva ricerca di una Legge sul Consumo di Suolo;
  •  la scadenza del “Piano Casa” al 30 giugno p.v. incombe, senza che ci sia sul tavolo alcuna proposta concreta;
  •  Manca ogni lavoro concreto sul tema di una Legge per il Riuso, che rappresenti una vera alternativa alle dinamiche di consumo del suolo.

- anche il lavoro per il Piano Paesaggistico, oggetto del recente accordo con il MIBAC, corre il rischio di risolversi in una fonte di nuovi e gravi problemi per il Piemonte: è infatti mancata – per volontà politica della Giunta e per mancanza di sufficienti energie professionali – un’opera di illustrazione e verifica con i Comuni ed i soggetti del territorio piemontese, che si vedranno colpiti – all’atto dell’entrata in vigore delle misure di salvaguardia - sia da vincoli inattesi, sia da contrasti con i propri strumenti urbanistici (regolarmente vigenti ed approvati, forse anche “in itinere”??), sia da una prevedibile mole di errori cartografici e normativi.

SI INTERROGA

il Presidente della Giunta regionale e l’Assessore competente per conoscere

- come si intenda agire per il rilancio del governo del territorio in Piemonte, con particolare attenzione al potenziamento della struttura tecnica a ciò preposta ed alla sua articolazione sul territorio regionale;

- come si intenda riavviare il dialogo con le collettività locali e le organizzazioni professionali ed economiche, in assenza del quale la Regione corre il rischio crescente di risultare inutile e sovrastrutturale, rispetto alle effettive domande ed esigenze del Piemonte;

- come si intenda intervenire in presenza della prossima scadenza, al 30 giugno p.v., del Titolo 1° della LR 20/2009 (“Piano Casa Piemonte”);

- come si giustifichi il tempo e le energie sprecate inseguendo una norma regionale sul consumo di suolo, palesemente non necessaria nell’attuale momento di grave crisi economica e fortemente contrastata dai Comuni;

- quali iniziative siano state avviate per favorire il riuso del patrimonio edilizio, e soprattutto a che punto sia la definizione di un’organica norma semplificatrice in materia;

- come si intendano affrontare le gravi carenze nell’informazione ai Comuni ed ai cittadini in merito ai contenuti vincolistici e tecnici del Piano Paesaggistico Regionale, onde evitare che tale strumento si traduca in un’ulteriore fonte di ostacolo alle attività umane ed imprenditoriali.

Claudia PORCHIETTO (1° firmataria)
 

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