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Disegno di Legge - Modifica all'articolo 53 della Costituzione, relativa all'introduzione di un limite al prelievo tributario complessivo e dei princìpi di chiarezza e irretroattività delle norme tributarie e di semplificazione del sistema impositivo

22.06.2018

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

d'iniziativa dell’Onorevole GELMINI, dell'Onorevole PORCHIETTO

“Modifica all'articolo 53 della Costituzione, relativa all'introduzione di un limite al prelievo tributario complessivo e dei princìpi di chiarezza e irretroattività delle norme tributarie e di semplificazione del sistema impositivo”.

Onorevoli Colleghi! 

Entro la fine del mese di giugno 2018 - secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati ISTAT e Ministero dell’Economia e delle Finanze del 10 maggio scorso - famiglie, imprese e lavoratori autonomi dovranno versare complessivamente all’Erario 53 miliardi di euro di tasse tra ritenute IRPEF di dipendenti e collaboratori (11,4 miliardi di euro), TASI e IMU (9,8 miliardi), IVA (9,4 miliardi di euro), IRES (9,1 miliardi di euro), IRPEF riconducibile alle partite IVA (4,3 miliardi), IRAP (3,2 miliardi di euro), TARI (2,1 miliardi di euro), addizionali regionali IRPEF (1,5 miliardi di euro), ritenute IRPEF lavoratori autonomi (1 miliardo di euro), addizionali comunali IRPEF (605 milioni di euro), diritti annuali delle Camere di Commercio (500 milioni di euro), ritenute bonifici detrazioni IRPEF (160 milioni di euro).

Una pletora infinita di tasse su tasse che fanno dell’Italia il Paese europeo dove il fisco vessa più i contribuenti.
Il Centro Studi “Impresa Lavoro”, nel suo recente “Indice della Libertà Fiscale” basato sull’analisi comparata di 29 economie europee, partendo dai dati Eurostat e Banca Mondiale, ha evidenziato come il nostro Paese si confermi fiscalmente oppresso, registrando cattive performance nelle classifiche relative a ciascun indicatore analizzato: numero delle procedure (Svezia prima, Italia ventiquattresima),  numero di ore necessarie per pagare le tasse (Estonia prima, Italia ventitreesima),Total Tax Rate sulle imprese-il prelievo fiscale sulle imprese- (Lussemburgo prima, Italia ventesima), costo in termini di personale impiegato per le procedure burocratiche sostenute per essere in regola con il fisco (Estonia prima, Italia ventottesima), pressione fiscale in rapporto al Prodotto interno lordo (PIL) maturata dal 2000 al 2015 (Irlanda prima e Italia venticinquesima) e, infine, pressione fiscale sulle famiglie, intesa come la percentuale di tasse sul reddito familiare lordo che paga un nucleo tipo di genitori che lavorano con due figli a carico (Estonia prima, Italia venticinquesima).

Tutto questo appare in modo platealmente evidente quando si analizza la serie storica del cosiddetto “Tax freedom day”, cioè il giorno in cui, pagate le tasse, si inizia a guadagnare per se stessi.

Secondo i calcoli della CGIA di Mestre questo anno i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino al mese di giugno e, precisamente, fino al 2 giugno: ben 152 giorni lavorativi, senza contare che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi in Europa in rapporto al livello di tassazione. Nel 2016 (ultimo anno in cui è possibile effettuare una comparazione con i paesi Ue) la pressione fiscale è stata del 42,1%, e sebbene sia in calo dal 2013, negli ultimi 25 anni il “tax freedom day” più “precoce” si è verificato nel 2005. In quell'occasione, con il Governo Berlusconi II, la pressione fiscale si attestò al 39,1 % e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 24 maggio e solo 143 giorni lavorativi per scrollarsi di dosso il giogo fiscale. Se poi confrontiamo il “Tax freedom day” italiano con quello dei nostri principali competitori economici, solo la Francia presenta un numero di giorni di lavoro necessari per pagare le tasse nettamente superiore (più 21, con un prelievo del 47,9%), mentre tutti gli altri hanno potuto festeggiare la liberazione fiscale con un netto anticipo. In Germania, ad esempio, 7 giorni prima di noi (40,1%), in Olanda 12 giorni (38,9%), nel Regno Unito 27 (34,8%) e in Spagna 28 (34,3%). Il paese più virtuoso è l’Irlanda; con una pressione fiscale del 23,6% che consente ai propri contribuenti di assolvere gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi. A quanto precede si aggiunge il fatto che il cosiddetto «statuto del contribuente», di cui alla legge n. 212 del 2000, in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, pur avendo sancito princìpi importanti per la tutela del contribuente quali, ad esempio, la chiarezza e la trasparenza delle disposizioni tributarie, l'irretroattività delle norme tributarie, come quelle penali, nonché la tutela della buona fede e dell'affidamento del contribuente, non solo viene di fatto disatteso ad ogni manovra finanziaria, ma non ha consentito di tutelare i cittadini dall'eccessiva pressione fiscale. È pertanto necessario un intervento di rango superiore al fine di fissare un limite costituzionale all'imposizione fiscale riferita alla base imponibile.Si propone, pertanto, una modifica all'articolo 53 della Costituzione finalizzata a sancire il limite dei due/quinti alla pressione fiscale, calcolato sul reddito prodotto annualmente, e a introdurre, a livello costituzionale, il principio di non retroattività delle norme fiscali e di semplificazione del sistema impositivo.

 

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.
1. Il secondo comma dell'articolo 53 della Costituzione è sostituito dal seguente:
      «Il sistema tributario è regolato da leggi informate a criteri di progressività, semplicità, chiarezza e non retroattività. Le leggi regolano i rapporti tra i contribuenti e il sistema fiscale secondo princìpi di non retroattività delle norme e di semplificazione delle aliquote contributive e non possono in ogni caso determinare un gettito fiscale totale annuale eccedente i due quinti del prodotto interno lordo».


 

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