Claudia Porchietto

Nuova fossa comune a Fiume. E il Governo?

04.11.2018 Print

Ho sottoscritto convintamente questa interrogazione presentata dal collega Guido Germano Pettarin a seguito del ritrovamento di una nuova fossa comune a dieci chilometri da Fiume. Condivido con Pettarin la necessità che il Governo ci metta la faccia e chieda giustizia per le vittime dell'eccidio delle foibe. E' necessario che in un Paese dove la memoria è a senso unico si ristabilisca che il sangue versato da nostri connazionali è tutto uguale e merita di essere difeso, non solo nella memoria.

Ecco il testo della interrogazione a risposta scritta:

al Presidente del Consiglio dei Ministri - Per sapere - premesso che:

Il 10 luglio 2018 si sono concluse le operazioni di una ricerca storica avviata negli anni Novanta, promossa dalla Società di Studi Fiumani e dalle associazioni degli esuli giuliano-dalmati e delle vittime delle foibe, che ha portato alla luce – nella località di Castua (Kastav), a una decina di chilometri da Fiume (Rijeka) – una fossa comune risalente alla fine del Secondo Conflitto Mondiale.

La fossa comune era stata localizzata grazie alle testimonianze di alcuni sopravvissuti, e in particolare alla testimonianza diretta di un sacerdote croato.

Gli scavi erano iniziati lo scorso mese di maggio e hanno visto la collaborazione del governo croato.

La notizia è stata riportata dalla stampa nazionale (Corriere.it) a firma del giornalista Claudio Del Frate, che riporta come fonte diretta Onorcaduti, organismo che fa capo al ministero della difesa italiano che si occupa proprio della ricerca delle vittime di guerra e della loro memoria.

rilevato che:

La Città di Fiume, durante il Secondo Conflitto Mondiale e nel periodo immediatamente successivo alla sua conclusione, fu oggetto di atti di violenza da parte delle milizie comandate dal maresciallo Tito, al fine di mettere in pratica una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei cittadini italiani.

Fu questo regime del terrore a provocare l’esodo di istriani, fiumani e dalmati dalle loro città natie verso il nostro Paese.

Il 4 maggio del 1945 si svolse un’azione portata a segno dalle milizie titine contro i cittadini di nazionalità italiana residenti nella zona di Fiume e contro le autorità italiane operative nel medesimo territorio.

Tra i corpi riportati alla luce dallo scavo terminato il 10 luglio scorso, potrebbero essere presenti, tra i numerosi civili, quelli dell’allora podestà di Fiume e senatore Riccardo Gigante, del giornalista Nicola Marzucco, del maresciallo della Guardia di Finanza Vito Butti e del brigadiere dei carabinieri Alberto Diana.

Le ossa ora si trovano all’istituto di medicina legale di Fiume per approfondite analisi.

considerato che:

Facendo seguito a quanto sopracitato, sarebbe opportuno e doveroso fare piena luce su quanto accaduto a Fiume e nelle altre città dell’Istria e della Dalmazia, oggi in territorio croato, durante il Secondo Conflitto Mondiale e nel periodo immediatamente successivo alla sua conclusione.

Interroga la Presidenza del Consiglio per sapere:

se sia a conoscenza della suesposta situazione;

se intenda assumere le iniziative di competenza, affinché si possa cogliere il segnale di apertura e positiva collaborazione dimostrato da parte del governo di Zagabria alla suddetta ricerca storica, al fine di fare piena luce – a settant’anni da quegli avvenimenti – su quanto accaduto a Fiume, in Istria e in Dalmazia ai danni dei cittadini di nazionalità italiana e delle autorità del nostro Paese a guerra finita.